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OSIRIS-ReX indaga sulle espulsioni di particelle dell'asteroide Bennu

06 dicembre 2019
Dopo l'arrivo della sonda OSIRIS-REx all'asteroide Bennu una scoperta inaspettata da parte del team scientifico della missione ha rivelato che l'asteroide poteva essere attivo o scaricare costantemente particelle nello spazio.

Dopo l'arrivo della sonda OSIRIS-REx all'asteroide Bennu una scoperta inaspettata da parte del team scientifico della missione ha rivelato che l'asteroide poteva essere attivo o scaricare costantemente particelle nello spazio. E le analisi in corso sull'asteroide hanno iniziato a far luce su questo strano fenomeno.
Il team OSIRIS-REx ha osservato per la prima volta un evento di espulsione di particelle nelle immagini catturate dalle telecamere di navigazione del veicolo spaziale scattate il 6 gennaio, appena una settimana dopo che la sonda è entrata in orbita attorno a Bennu. A prima vista, le particelle sembravano essere stelle visibili dietro l'asteroide, ma a un esame più attento, si è capito che l'asteroide stava espellendo materiale dalla sua superficie. Dopo aver verificato che queste particelle non compromettessero la sicurezza della sonda, la missione ha iniziato una serie di osservazioni volte a documentare questa attività.
La sonda ha osservato i tre più grandi eventi di espulsione delle particelle il 6 e 19 gennaio e l'11 febbraio che si sono originati su diverse zone della superficie di Bennu. Il primo evento ha avuto origine nell'emisfero meridionale mentre il secondo e il terzo si sono verificati vicino all'equatore. Ma un elemento li accumuna: tutti e tre hanno avuto luogo nel tardo pomeriggio (dell'orario di Bennu). Dopo l'espulsione dalla superficie dell'asteroide le particelle hanno orbitato brevemente attorno a Bennu e sono ricadute sulla sua superficie o in parteo sfuggite nello spazio. Le particelle osservate hanno viaggiato a una velocità di 3 metri al secondo con una dimensione inferiori ai 10 cm.
Sono stati studiati un'ampia varietà di possibili meccanismi che potrebbero aver causato gli eventi di espulsione e alla fine gli scienziati hanno ristretto l'elenco a tre candidati: impatti di meteoridi, fratture da stress termico e rilascio di vapore acqueo. Gli impatti di meteoridi sono comuni nello spazio profondo dove si trova Bennu ed è possibile che questi piccoli frammenti di roccia spaziale possano colpire l'asteroide dove OSIRIS-REx non lo sta osservando, sollevando le particelle libere con l'impulso dato dall'impatto. Le fratture termiche sono un'altra spiegazione ragionevole: le temperature superficiali di Bennu variano drasticamente durante il suo periodo di rotazione di 4,3 ore. Sebbene sia estremamente fredda durante le ore notturne la superficie dell'asteroide si riscalda in modo significativo a metà pomeriggio proprio quando si sono verificati i tre eventi principali. Come risultato di questo cambiamento di temperatura le rocce possono iniziare a rompersi causando l'espulsione delle particelle. Questo ciclo è noto come frattura da stress termico.
Anche il rilascio di acqua può spiegare questo strano fenomeno. Quando le argille bloccate dall'acqua di Bennu vengono riscaldate, l'acqua potrebbe iniziare a creare pressione. È possibile che, quando la pressione si accumula nelle fessure e nei pori dei massi in cui viene rilasciata l'acqua assorbita, la superficie può agitarsi provocando l'esplosione delle particelle.
Se le fratture termiche, gli impatti di meteoroidi o entrambi sono in realtà le cause di questi eventi di espulsione, allora questo fenomeno si sta probabilmente verificando su tutti i piccoli asteroidi, poiché tutti sperimentano questi meccanismi. Tuttavia, se il rilascio di acqua fosse la causa di questi eventi di espulsione, questo fenomeno sarebbe specifico per gli asteroidi che contengono minerali contenenti acqua, come Bennu. Potremo avere maggiori risposte analizzando i campioni che OSIRIS-REx recupererà dalla superficie nel corso del 2020 per poi riportarli sulla Terra nel 2023.

fonti: NASA

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