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Alcuni laghi di Titano potrebbero essere nati da esplosioni

11 settembre 2019
Un team internazionale di esperti coordinati dal ricercatore italiano Giuseppe Mitri ha analizzato le rilevazioni radar raccolte durante l'ultimo sorvolo ravvicinato della sonda Cassini a Titano, la più grande luna di Saturno.

Un team internazionale di esperti coordinati dal ricercatore italiano Giuseppe Mitri ha analizzato le rilevazioni radar raccolte durante l'ultimo sorvolo ravvicinato della sonda Cassini a Titano, la più grande luna di Saturno. In base ai dati raccolti, i nuovi modelli elaborati suggeriscono che alcuni dei laghi di metano siano stati prodotti da esplosioni di azoto durante le fasi di surriscaldamento della crosta.
Titano è l'unico corpo planetario nel nostro Sistema Solare, diverso dalla Terra, noto per avere liquido stabile sulla sua superficie. Ma invece dell'acqua, che piovendo dalle nuvole riempie laghi e mari come sulla Terra, su Titano ci sono metano ed etano: idrocarburi che da noi sono gas ma si comportano come liquidi nel clima gelido di Titano.
La maggior parte dei modelli esistenti che definiscono l'origine dei laghi di Titano, con confini netti, mostrano metano liquido che dissolve il substrato roccioso e forma serbatoi che si riempiono di liquido. Sulla Terra i laghi carsici hanno un meccanismo di formazione molto simile con l'acqua che dissolve il calcare circostante. Ciò però non era sufficiente a spiegare la formazione di alcuni laghi più piccoli vicini al Polo Nord di Titano che presentavano nell'imaging radar dei bordi molto ripidi che si elevano sul livello del mare.
Secondo il nuovo studio, compatibile con modelli climatici di Titano, delle sacche di azoto formatesi nel sottosuolo durante i periodi più freddi sarebbero esplose durante i successivi riscaldamenti del pianeta che hanno riportato l'azoto dallo stato liquido a vapore formando così i crateri poi riempiti da metano e azoto liquidi.
Mentre continua lo studio della grande mole di dati riportati da Cassini, è prevista una nuova missione denominata DrangonFly che dovrebbe tornare su Titano nel 2034.

fonti: NASA, Jet Propulsion Laboratory

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